

Sebbene il lutto fosse nell'aria da un po' di tempo, non riesco proprio a trattenere la commozione. Come sempre mi accade, d'altra parte, ogni qualvolta un personaggio che abbia costituito un mio sicuro punto di riferimento in quel gran bailamme che è ormai diventata la vita, abbandona definitivamente questo transitorio mondo terreno.
Devo tantissimo a Raimondo Vianello, ma, soprattutto, mi corre l'obbligo di tributargli un sentito ringraziamento per il suo più prezioso insegnamento indiretto: quello di affrontare la vita sdrammatizzandone quante più sfaccettature possibili, mediante l'utilizzo di un'ironia che possa essere garbata, parossistica e caustica allo stesso tempo (su questo blog, tanto per essere chiari, da sempre aleggia e continuerà a persistere lo spirito di Vianello!).
Gente molto più qualificata dello scrivente riuscirà sicuramente a commemorarlo con parole più forbite ed eleganti; per quanto mi riguarda, invece, voglio ricordarlo con un commento pronunciato, diversi anni addietro, dalla maggiore delle mie nipoti.
La bimba, che all'epoca si apprestava a compiere i sei anni, aveva appena assistito alla riproposizione televisiva di uno dei più noti sketch di "Tante scuse" (RAI, 1974), e, precisamente, quello in cui Vianello si recava al cimitero per portare un bel mazzo di fiori sulla tomba della defunta moglie, ma, vedendo chinata sul sepolcro limitrofo una affascinante vedova (interpretata da Marina Occhiena, la bionda dei Ricchi & Poveri), dirottava verso quest'ultima l'omaggio floreale.
La bimba commentò: "Il cimitero è un posto angosciante, ma se c'è Raimondo mi fa ridere pure il cimitero!" Nella semplicità di questa frase è contenuta, a mio modesto parere, tutta la grandezza di Raimondo Vianello!
E, come è d'uopo quando l'artista esce di scena, concludiamo con una sigla di chiusura (prelevata da YouTube) che dava termine (con un finale sempre diverso) allo spettacolo "Noi no" (RAI, 1977).