lunedì 25 maggio 2009

Sogno o reality?


Ieri, durante un colloquio serale, ho captato una sorta di esigenza di coinvolgere la comunità parrocchiale in progetti di più ampio respiro rispetto agli impegni legati a periodiche scadenze (es.: festa per gli anziani, tombolata e simili) che si traducono, sempre più spesso, in uno stantio timbro di cartellino.

La tematica è abbastanza complessa, perché viviamo tempi difficili e fin troppo frenetici, dove anche le idee migliori rischiano di essere triturate in fretta da ritmi di vita assurdamente veloci (per rendere l’idea: proprio mentre scrivo queste righe, sto ascoltando in radio l’ultimo singolo di Eros Ramazzotti, che è alla soglia dei trenta anni di carriera e a me pare che abbia cominciato l’altro ieri. Ma quando ha inciso il penultimo disco? Giuro che a mente non ne ricordo né l’anno né il titolo, eppure l’ho sicuramente ascoltato e forse anche apprezzato!).

Bisognerebbe quindi riuscire ad individuare, pur fra le difficoltà poste dall’eccessiva dinamicità di questo secolo, un evento o un fenomeno che sia contraddistinto da un minimo comune denominatore, capace di coagulare l’interesse di buona parte della comunità, e che, al contempo, non si estingua in un’unica predeterminata circostanza.
In riscontro a tali esigenze, e debitamente valutate le attuali tendenze fenomenologiche del parrocchiano medio, ecco un'immediata proposta saura: un reality locale, da non intendere, ovviamente, nella forma in cui tale show viene concepito dalla RAI e dalla sua (finta) concorrente Mediaset, ma con un restyling appositamente studiato ai fini parrocchiali.

Il movimento sauro non dispone sicuramente del budget necessario per approntare un’ ”Isola dei famosi” (anche perché siamo quasi tutti ignoti, almeno a giudicare dalla considerazione di cui ci degnano le più prestigiose personalità laiche del luogo), però sarebbe sicuramente possibile, coadiuvati da chi di dovere, allestire un’ “Isola degli affamati”.

Guardate le foto in basso e provate ad immaginare a quali risultati potrebbe arrivare un programma così strutturato.

In un’isola virtuale si ritrovano cinque affamati, che sono, nell’ordine: un affamato di donne, un affamato di neuroni, un affamato di protagonismo,un affamato di giustizia sociale e un affamato … e basta. I cinque si confrontano sui propri personali disagi, ed i parrocchiani – sfruttando una qualsiasi alternativa al televoto – decidono quale fame sia più giusto saziare. Sono sicuro che tale format si presterebbe a sviluppi assai positivi, ma sono, in verità, altrettanto certo che le prestigiose personalità laiche di cui sopra avranno già partorito, per conto proprio, qualche idea migliore per risollevare le sorti del Loreto.




1 commento:

  1. Per Giampiero:

    Cecio ha soltanto fame di neuroni: sia pure con lentezza, comincia a comprendere quanto siano importanti.

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